Il laboratorio

Il quarto dei laboratori del gusto che la condotta di slow food agrigento organizza durante la 10 giorni di eventi per il 73 Mandorlo in fiore, rientra fra i laboratori dedicati ai patrimoni Immateriali Unesco: Antico metodo georgiano tradizionale per la vinificazione nei qvevri

Laboratorio su:

Antico metodo georgiano tradizionale per la vinificazione nei qvevri

Intervengono:

  • Francesco Abate – collaboratore Slow Wine, responsabile per la Sicilia
  • Carmelo Sgandurra – Sommelier FISAR

Dove: Palacongressi – Villaggio Mosè

Quando: Martedì 6 Marzo ore 17.00

Posti disponibili: 50

Costo: Ingresso gratuito su prenotazione

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La grande tradizione della vinificazione georgiana nei Qvevri

La storia del vino è una storia molto antica, così antica da fondersi con la storia dell’umanità stessa. E la Georgia ne fa parte a pieno titolo.

L’archeologia ci racconta che le più antiche tracce di vinificazione si trovano tutte tra l’Armenia, dove è stata rinvenuta la più antica cantina trovata al mondo i risalente a 6100 anni fa, l’Iran, con le prove di vinificazione trovate a Hajji Firuz Tepe risalenti a 7400 anni fa, e soprattutto la Georgia con le più antiche prove di vinificazione risalenti a circa 8000 anni fa.

È proprio in questa porzione di mondo ai confini tra Europa e Asia che vanno ricercate le origini del vino e della sua diffusione.

A sancire questo antico legame tra la Georgia e il vino, nel 2013, l’Unesco ha inscritto nella lista dei rappresentanti del patrimonio culturale immateriale dell’umanità “l’Antico metodo georgiano tradizionale per la vinificazione di Qvevri”, per la sua tipicità e per il suo strettissimo legame con la cultura rurale georgiana tanto che si conta che circa un milione di famiglie abbia un qvevri e circa centomila di queste continuino ad utilizzarlo per produrre vino per uso personale.

I Qvevri secondo l’unesco

La vinificazione di Qvevri è praticata in tutta la Georgia, in particolare nelle comunità di villaggi dove vengono coltivate varietà uniche di uva. Il Qvevri è un vaso di terracotta a forma di uovo utilizzato per la fabbricazione, l’invecchiamento e la conservazione del vino. 

La conoscenza e l’esperienza della manifattura e vinificazione di Qvevri sono tramandate da famiglie, vicini, amici e parenti, i quali partecipano alle attività di raccolta e vinificazione in comune. I bambini imparano a coltivare le viti, a pigiare l’uva, a fermentare il vino, a raccogliere l’argilla, a fabbricare e a far fuoco a Qvevris osservando i loro anziani. 

Il processo di vinificazione prevede la pigiatura delle uve e il versamento del succo, delle bucce, dei gambi e dei vinaccioli nel Qvevri, che viene sigillato e sepolto nel terreno in modo che il vino possa fermentare per 5-6 mesi prima di essere bevuto. La maggior parte degli agricoltori e degli abitanti delle città utilizza questo metodo per produrre vino. Il vino ha un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni e nella celebrazione di eventi e rituali secolari e religiosi. Le cantine sono ancora considerate il luogo più sacro della casa di famiglia. La tradizione della vinificazione di Qvevri definisce lo stile di vita delle comunità locali e costituisce una parte inseparabile della loro identità e eredità culturale, con il vino e le viti spesso evocati nelle tradizioni e nelle canzoni orali georgiane.

Le vinificazioni in anfora prevedono lunghe macerazioni sulle bucce. Per i vitigni a bacca bianca– si contano tra varietà a bacca bianca e rossa circa 400 varietà autoctone – ciò significa una colorazione ambrata del vino e una maggiore tridimensionalità del suo sapore dove il tannino puntella calore alcolico e sapidità. Per i vini rossi, il contatto con l’anfora esalta la materia prima in modo davvero originale quasi fosse un evidenziatore del carattere fruttato e della qualità polifenolica delle uve.

Il presidio Slow Food

Il vino in anfora georgiano è  un presidio slow food avviato nel 2008. Lo scopo del Presidio è aiutare i produttori a realizzare un vino commercializzabile, dotandoli di strutture elementari di vinificazione e di stoccaggio. Attraverso la consulenza di un enologo locale e grazie alla formazione – realiz- zata in loco e in Italia – i produttori hanno migliorato la qualità del vino e hanno imparato a usare tecniche sostenibili. Oggi i produttori del Presidio stanno ampliando le proprie aziende e recuperando vigneti abbandonati. Inoltre, per aumentare la sostenibilità del progetto, è stata avviata la produzione della chacha, un distillate locale ottenuto dale bucce di uva di varietà diverse.

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